ORO VERDE

ORO VERDE

Mrs Burridge sta mettendo sottaceto i pomodori verdi. Ne ha fatti entrare dodici chili nei vasetti e ne avanzano ancora un po’ e poi ha finito. Al negozio le dicono che c’è uno sciopero nell’azienda che li coltiva. Lei non ne sa nulla, ma non si trovano da nessuna parte, e anche prima di questa notizia stavano al doppio dell’anno scorso; si considera fortunata ad averne ancora un po’ in cantina. Ha un sacco di pomodori verdi perché la sera prima ha sentito alle previsioni del tempo che ci sarebbe stata un’ondata di gelo, e così si è messa il parka e i guanti da lavoro e nel buio pesto, con la lanterna nell’orto, ha raccolto tutti quelli che riusciva a vedere, più di tre staia. Riesce a sollevare da sola le ceste piene, ma ha chiesto a Frank di portargliele dentro; lui mugugna, ma gli piace quando lei gli chiede qualcosa. Al mattino il notiziario ha detto che gli agricoltori sono stati duramente colpiti e la cosa avrebbe fatto schizzare i prezzi alle stelle; non che gli agricoltori ci avrebbero guadagnato qualcosa, lo sanno tutti che sono i negozi a farci i soldi.

(Incipit di Margaret Atwood)

Era stata una grande idea raccogliere i pomodori per sottrarli alla gelata notturna che già stava coprendo l’orto. Si sentiva furba e matta allo stesso tempo…più furba del freddo, più veloce, chi mai poteva avere un’idea migliore?Era un tipo molto pratico non come le sue vicine..che aspettavano sempre il marito per prendere iniziative utili per la sopravvivenza infondo chi meglio di lei conosceva le esigenze della cucina e i prezzi della verdura?

Bisognava anche ammettere che non capitava spesso di raccogliere pomodori di notte, al freddo con la lanterna …se l’avessero vista dalla strada?L’avrebbero scambiata per un fantasma o per una ladro.Eppure non aveva sentito alcun rumore, nè alcun grido e neppure aveva visto passanti…a dire il vero non se ne era curata. Si era occupata solo della importantissima raccolta.

Semplici pomodori con i tempi che corrono erano diventati oro, oro verde e magari chissà poteva venderli..qualunque prezzo avesse chiesto glielo avrebbero pagato!Che importava?!

Veramente aveva fatto tutto questo lavoro per vendere? Raccogliere al buio e al freddo, cercare i vasetti, lavarli,preparare i pomodori, riempire i vasi…no, pensandoci lo aveva fatto per se stessa, per poterli utlizzare senza spedere un patrimonio per una cena.

Nessuna vendita erano suoi e basta.

Scendeva spesso in cantina per ammirare lo scaffale dove splendeva il suo tesoro ben stipato e ordinato e questo le dava un senso di grande soddisfazione e appagamento che raramente aveva provato in vita sua.

Uscendo di casa si respirava la tensione che aleggiava per il paese.. i negozi avevano le serrande abbassate a metà per evitare assalti, si poteva entrare solo bussando.

Lei pareva guardare dalla finestra un panorama lontano e caotico.Si sentiva traquilla e in pace con se stessa, tanto da zittire i pochi clienti dichiarado dal panettiere “Io ho le risorse per far fronte alla situazione anche se dovesse durare a lungo.”

Nelle settimane successive le giornate sembravano identiche, di tanto in tanto di notte, ombre furtive si aggiravano intorno alla casa ma nulla mancava nell’orto e neppure vi erano tracce d’intrusi però Mrs Burridge decise di far aggiustare la serratura della porta della cantina perchè vecchia e sgangherata.

Un’amica aveva chiamato in un freddo pomeriggio.Sua sorella era a letto ammalata da giorni e la situazione non pareva migliorare. Non amava la città e soprattutto d’inverno, grigia, sporca e affollata .Rimanere tutta la giornata richiusa in appartamento?Una sofferenza..del resto come convivere con la preoccupazione e il dubbio?Il tempo di preparare un bagaglio leggero e assicurarsi che le finiestre e le porte della casa fossero ben chiuse e saltò sul primo treno utile.

In due settimane conosceva già tutti i negozi di alimentari del quartiere perchè per allungare i pochi momenti fuori casa aveva fatto la spesa dovunque. Ormai la sorella era in grado di badare nuovamente a se stessa per cui la nostra Mrs decise di rientrare al paesello.

Finalmente gli alberi, la campagna e l’aria trasparente nonostante la foschia del tardo pomeriggio e infine l’amata e rimpianta casa, piccolo rifugio dalla curiosità e dalle noie mondane.L’orto intatto, solo un pò d’erbaccia ma se ne sarebbe occupata al momento giusto.Spalancò le finestre e mentre si preparava un thè bollente da gustare sul proprio divano. Scassato scese in cantina a far visita alle piccole creature custodite nello scaffale.

Accese la luce e trovò il deserto nella dispensa…niente vasi, solo qualche coccio di vetro per terra..e qualche pomodoro schiacciato e una scia appiccicosa che conduceva alla porta della cantina ancora ben chiusa.

Fece il giro della casa alla ricerca di tracce, bussò ai vicini ma nessuno avea sentito rumori o avvistato qualcuno di sospetto..solo impronte di stivali che si fermavano alla cinta vicino alla strada…erano venuti, si erano presi il suo tesoro, il frutto delle sue fatiche.Era stata pugnalata in un momento di debolezza quando era lontana.

Stava male sul suo divano, nel suo rifugio profanato.

Era troppo per lei….non disfo’ la valigia e il giorno dopo ripartì per città.

VIENI CON ME

VIENI CON ME

Io sono Cassandra per vivere faccio la sarta e sono molto richiesta nel quartiere tant’ è che posso dire di avere visto almeno una volta le faccedi tutti i vicini.Per gioco invece leggo le carte ad amici e parenti e a chi mi chiede un consulto semi- serio. Il mio compito è vigilare il confine tra dimensioni parallele sconosciute ai più ed evitare incursioni pericolose.In pochissimi conoscono la mia attività di guardiana ma è meglio così è tutto più semplice.E’ faticoso intercettare i segnali provenienti da energie negative che attraversano la linea perché ci sono sempre sprovveduti che giocano a fare le sedute spiritiche tanto per passare una serata diversa ma questi sciagurati non sanno quello che fanno.Betta è la mia vicina di casa, una donna dolce e timida con un bel sorriso, una fata di mezz’età dagli occhi chiari e i capelli biondi ecco cosa le è capitato.”Cassadra? Buongiorno posso entrare ?Sono venuta a prendere le tende.”Ciao cara entra pure! Sono pronte accomodati intanto”.”Come stai? Ti vedo raggiante!Ti andrebbe un the?” “Cassandra sono felice finalmente Max rientra da Londra e ci dirà se ha ottenuto il posto.Speriamo bene, ci tiene molto.Non lo vediamo da un anno..com’è stato lungo, chissà..” “Che bella notizia, sono contenta per tutti voi.Vedrai andrà benissimo è un ragazzo sveglio il tuo Max”.”Me lo faresti un consulto?Sai vorrei sapere se lo confermeranno…” “Certo, ricorda che è un gioco,d’accordo? Vieni ci mettiamo sul tavolo”.Ho cominciato a mischiare le carte e a sistemarle sul tavolo davanti a lei ma mentre le guardavo per leggere ed interpretarle alcune di loro mutavano…come se ci fosse un grande pericolo…dal passato.

Non voglio spaventare Betta che mi guarda attonita per cui le dico che si intravvedono piccole seccature risolvibili a breve in modo positivo.

Lei sembra crederci e sollevata, prende le tende e ci salutiamo.

Mi avvicino alla finestra la seguo con lo sguardo e mentre esce dal cancello vedo una forma fluttuante simile ad un pipistrello di grandi dimesioni che l’attende.Il suo sguardo non è mutato però…questo significa che è ignara di tutto, non è posseduta ma minacciata.

Qui le presenze negative non entrano è un terreno speciale.E’ innocente per ciò ha attraversato il cancello.

Dovevo stare attenta e vigilare…perciò scendo in cantina nel mio stanzino dove una vera tavoletta spiritica mi può dare alcune risposte.

A prima vista sembra il giocodell’oca ma è ben altro..le frecce indicano la direzione in cui potevano esserci presenze sinistre..e interrogando la tavola…i segnali individuavano un campo di energia all’esterno ma in forte avvicinamento.In questi casi posso solo attendere e scrutare…ma Betta intanto è sola ed è arrivata a casa. L’intensità della fonte è in aumento costante, la tavoletta oscilla con violenza,utilizzo tutto il mio potere per contrastare la forza poi uno schianto, come se un terremoto avesse scosso una cristalleria e più nulla… vengo sbalzata contro il muro alle mie spalle.

Mi rialzo dopo parecchio tempo…il campanello suona furiosamente.

È buio…apro la porta e trovo davanti al cancello un ragazzo “Buonasera, mi perdoni sono Max sto cercando mia madre Betta per caso l’ha vista?”

“Max !Bentornato caro, certo l’ho vista nel tardo pomeriggio è rimasta un pò qui e poi è tornata a casa.Era impaziente di vederti.Perchè me lo chiedi?” e il mio sospetto cresce “Non la troviamo da nessuna parte..sembra sparita nel nulla..mio padre sta chiamando quelli che potrebbero averla vista oggi.In casa è tutto in ordine la borsa al solito posto e il cellulare in cucina.Abbiamo chiamato la polizia ma questa sera c’ è poco personale verranno domani per approfondire la questione.E’ strano….c’ erano le scarpe sotto-sopra davanti alla specchiera come se le avesse perse.” “Perse? Ma hai visto le tende?” “Non le ricordo..vado a ricontrollare””Vengo con te”.

Il marito di Betta ancora al telefono mi saluta con lo sguardo mentre Max mi fa strada al piano di sopra.

Entriamo in camera, sul letto le tende ben piegate ma uno strano odore di bruciato invade la stanza eppure ogni cosa era integra tranne la specchiera…c’ era un grosso buco sulla sinistra come se la materia dello specchio fosse passata attraverso il muro…poi un flash:

Due donne davanti allo specchio, Betta pallida e terrorizzata e dietro di lei un’ altra donna con il viso bianco e ossuto uno sguardo demoniaco sotto un velo nero di suora….riesco a sentire le voci.

“Ciao Betta!Sei invecchiata e hai una bella casa e anche una famiglia mi chiedo come ci sia riuscita una come te ad avere una vita normale nonostante la tua inettitudine totale a chi hai rubato questa esistenza?

“Io non ho rubato! È la mia esistenza, la mia vita, la mia famiglia!”

“Tua? Sai bene che tu non sei nulla e non possiedi alcunché e il tuo posto non è questo”.

“Cosa vuole da me? Perché è qui? lei è morta”.

” Si cara…morta folgorata dalle scintille di un filo elettrico mentre tentavo di frustarti con l’ asciugamano bagnato, ricordi?Sono tornata per il mio conto in sospeso “.

” È stato un incidente!Io scappavo da lei”.

Ma ora non sfuggirai al tuo destino e verrai con me senza più scappare.Mentre lei ride soddisfatta nello specchio si apre un vortice che trascina Betta e la risucchia, rimangono solo le scarpe sul pavimento.

Una mano mi scuote ” Cassadra ? Tutto bene?”.” Si Max….forse ho un’ idea torno subito”. Volo giù per le scale e mi ritrovo nella mia cantina a caccia di intrusi ed ecco che l’ entità negativa si era spostata ma dove? Di nuovo un flash: un luogo buio e freddo mai visto prima.. desolato pieno di tombe… Il vecchio cimitero del convento….. una donna bionda carponi su una tomba.. All’ improvviso due mani pallide spuntano dal terreno,la afferrano per le caviglie per portarla giù ….urlo “Betta!” e mi ritrovo per terra.

Tra poco sarebbe sparita per sempre.Risalgo le scale di casa e corro a casa di Betta,trascino Max in macchina verso il convento abbandonato, un buon posto per un rapimento e pure lui sembra convinto.

Per ore giriamo intorno alla cinta per cercare un passaggio e una volta trovato in quel luogo non si muove una foglia solo di tanto intanto quell’ odore di bruciato,solo le nostre grida che chiamano Betta invano.

All’ alba ritorniamo indietro senza risultato.Sconfitta entro in casa e scendo e mi accorgo che qualcosa è cambiato la presenza è scomparsa.

Intanto Max trova suo padre ad aspettarlo in cucina,si guardano senza parlare e rimangono immobili.Nel silenzio profindo della casa la porta scricchiola,un passo pesante e all’ uscio compare Betta inzaccherata e con i capelli completamente bianchi ” Se non fosse stato per le vostre voci ora non sarei qui”.

Storia del cavolo

Storia del cavolo

cavolfiore-foodscovery
immagine dal web

Da Wikipedia

Il cavolfiore è una varietà di Brassica oleracea.

E’è caratterizzato da un’infiorescenza, detta testa o palla, costituita da numerosi peduncoli fiorali, molto ingrossati e variamente costipati. L’infiorescenza a corimbo, che può assumere una varia colorazione (bianca, paglierina, verde, violetta) costituisce la parte commestibile dell’ortaggio.

Dopo quattro righe viene definito ortaggio commestibile, nessuna novità,nessun merito.

Ne ho visti di bellissimi come quelli della foto eppure si tratta di semplici cavolfiori.Nonostante siano buoni,versatili e per alcune  varietà anche piacevoli da vedere non esiste ortaggio più sfortunato.

Nella vita di tutti i giorni il cavolo sia pure cavolfiore è segno di sconfitta e simbolo d’insuccesso e nulla al mondo rende meglio il concetto di incompatibilità, il senso di fuori luogo come i cavoli a merenda.

Poco tempo fa’una persona improbabile  me ne ha regalato uno.

Un cavolo gigante,bianco, perfettamente sferico, compatto e rigoglioso mi è sembrato altero dentro la pellicola trasparente con tanto di prezzo ben in vista.

Di sicuro era di primissima qualità e di provenienza italiana visto che era inverno.

Tutto questo splendore da reparto verdura del supermercato mi ha turbato e commosso.

Mi sembrava che avesse qualche potere magico…..uno così non arriva da un’orto qualunque così pulito e coperto solo da poche foglie anch’esse grandi e carnose che lo incorniciavano perfettamente.

Non ho resistito a tanto fascino ,sono rimasta talmente sorpresa da scambiarlo per un regalo, una richiesta di pace, un messaggio che sottointendeva riconciliazione e armistizio.

Ne sono rimasta  turbata. Un  cavolfiore si è caricato di un significato profondo portandomi un messaggio preciso.

Mi è dispiaciuto molto doverlo trattare da ortaggio perciò tagliarlo e metterlo in pentola.Il posto giusto  sarebbe stato dentro un vaso al centro del tavolo dove avrebbe potuto avere il massimo della visibilità.

Ma poi sarebbe appassito lentamente come le rose e mi sarebbe dispiaciuto  vederlo avvizzire così.

Spero che il messaggio che ho creduto di scorgere non faccia la sua stessa fine.

L’ultima bugia

L’ultima bugia

Notte fonda…Mara è stanca ma non dorme, fissa il soffitto della camera illuminata dalla luce dei lampioni.  È inquieta quasi in agguato contro un nemico invisibile, capita spesso da quando Fil e’ sparito.Mentre insegue pensieri rilassanti il cellulare fischia. Un messaggio in piena notte.. un’amica sola? Un cliente impertinente ? Decide di sbirciare.. un messaggio vocale… non ascolta immediatamente e si gira dall’ altra parte.. poi ripensandoci, ascolta«Ciao mamma… sono Fil mi riconosci?» un fremito la scuote con violenza, lo stomaco si attorciglia, il cuore batte impazzito.Riprende il telefono che le era caduto di mano.

«Sono Fil!Lo so che è tardi ma scommetto che sei sveglia e stai fissando il soffitto, allora ascoltami, ti prego. Ti scrivo dal telefono di un’amica.. il mio l’ho venduto per soldi, mi servivano. Il tuo numero l’ho avuto dalla tua segretaria.L’hai cambiato dopo l’aggressione  nella piazzetta.

Ti guardavo mentre ti strattonavano e ti strappavano le borse, i bracciali, il telefono, il tuo portafoglio pieno di carte di credito… ero lì di fronte a te.. quel giorno, quel ragazzo con i capelli lunghi e sudici, la barba lunga e i vestiti sporchi! Ti fissavo ma tu non mi hai riconosciuto poi sono scappato. Ti osservo quando passi dai giardinetti mentre scruti con insistenza tutti i vagabondi che incroci. Quante volte mi sono nascosto!Mi dispiace per l’aggressione ma avevamo bisogno di soldi… Quando arrivi ad un certo stadio, devi farti.Se ti può consolare,ho picchiato i miei amici per quello che ti hanno fatto e per averglielo lasciato fare.

Sapevo che eri la preda perfetta, una miniera di soldi dal corpo di donna. Perdonami so che ti ho fatto del male ma ora ho capito e ho deciso di cambiare, voglio smettere.  Ho bisogno del tuo aiuto, non è uno scherzo,voglio smettere con questa vita. Lavorerò con te nel tuo studio come mi avevi proposto.. ricordi ? Imparerò un mestiere e porterò avanti l’attività come volevi tu. Sono stato ingenuo nel mollare tutto, ho tante opportunità di crescita e ho deciso che le cogliero’tutte. Ho fatto scelte improprie e dannose per la mia vita e la tua. Mi dispiace di averti delusa… anch’io come papà. Ero sicuro che avrei vissuto in modo più intenso,più vero senza il tuo aiuto ma mi sono accorto di essere solo capace di rubare e di ingannare il prossimo. Fidati di me!Dammi una possibilità! Posso uscirne ma  devi aiutarmi,devo farmi curare e credimi voglio guarire ma servono soldi per entrare in comunità. Ci vorrà un anno o due per ripulirmi e poi cambio vita. Mi aiuti? Dai!Vieni in via delle quattromura , 28 e suona il campanello 5 ti aspetto tra tre giorni. Vieni di pomeriggio”.

Scene confuse scorrono davanti agli occhi di Mara.

Guarda il soffitto e rivede quella faccia… la barba incolta, i capelli lunghi e unti…. lui! L’adorato figlio bello e disinvolto anche in pigiama, era lui! Non lo avevo capito…E ora? Credergli oppure  ignorarlo? Esiste quell’indirizzo? E se fosse un trucco per un’altra aggressione? Potrei farmi accompagnare,ma da chi?Sembra sincero e poi almeno potrei rivederlo.Quanto mi manca.

Messaggio per Vale «Devo parlarti! Urgentissimo!Prima possibile!» altro messaggio«Fil» messaggio letto.

«Ciao ! Sul serio?Sicura? Come ha avuto il tuo numero nuovo?»

«Vale!Sicura? La voce è la sua.Il numero? Ha chiamato in ufficio.Vuole cambiare,mi ha chiesto di vederci,ho un’indirizzo,mi accompagni?».

«Mara attenzione! Dove ? Quando? Vabbè vediamoci a pranzo».

Dopo una mattinata interminabile passata a riportare la mente nel qui e ora senza grandi risultati le due amiche tentano di pranzare in un  locale del centro.

«Sicura che vuoi andare?E se fosse un modo per estorcerti dei soldi…Ci ha provato spesso e tu ci sei caduta e poi sei stata male, te lo ricordi».

«Certo…ma mi è sembrato sincero, deciso…ascolta anche tu».

«Hai ragione…però la zona dove ti propone l’incontro è piuttosto mal famata.Ti accompagno!Mi farò prestare una macchina più anonima così non daremo nell’occhio e speriamo».

«Grazie Vale come farei senza di te?» «Saresti in balia di tutti i teppistelli che possono assomigliare a  Fil» e arrivano al caffè.Una piccola utilitaria ammaccata percorre un viale in uscita dalla città e si perde in una periferia triste e monotona. Una curva stretta..un vicolo, orti, giardini e al civico 28 una palazzina liberty con il cancello aperto. Campanello n. 5.. suona, suona e suona senza risultato.

Dall’interno del giardino spunta un’anziana signora «Non sono in casa.Questa mattina è arrivata l’ambulanza e ha portato via il ragazzo che stava male..però non è rientrato nessuno di loro» Mara rimane immobile .. il telefono squilla.. «Ospedale? Cosa? Quando?» Dall’ altra parte una voce pacata«Mi dispiace…  abbiamo fatto di tutto”.Respira… «Aar_ri_vo» poi «Vale… overdose.. aveva detto”Voglio smettere!” mi ha mentito ancora» e cade in ginocchio.

Ovviamente ho inventato tutto.

Promessa

Promessa

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Immagine dal web. Opera di Hopper

Un uomo scruta l’orizzonte  seduto su una sedia.

Intento nei suoi pensieri e in attesa di qualcuno o di qualcosa che deve arrivare da quella parte..o forse no.

La mia mente  si attorciglia  vorticosamente  intorno ai quei giorni, a quelle discussioni di cui  mi pento. Rivivo le ore passate a chiacchierare e vorrei cancellare ciò che ho detto.Quella spinta, quell’ approvazione era uscita dalle mie labbra così quasi senza accorgermene e ora rimpiango ogni sillaba  pronunciata.

Ma il ragazzo è sveglio e capace e animato da una profonda passione per i motori e merita qualcosa di più che il posto nella piccola officina del distributore.

Allora perché non sostenerlo? Qualunque cosa sarebbe capitata in città,un posto, un padre e una famiglia ci sarebbero  per lui, sempre.

Così in un caldo pomeriggio di sole  è salito sull’ autobus verso il futuro.

Chiese solo di aspettare il suo ritorno, scrutando l’ orizzonte e promise di avvisarmi con una telefonata poco prima del suo rientro.

Accettai… questa condizione, questa condanna e per anni mia moglie mi rinfacciò  tra le lacrime di non essere stato abbastanza deciso.

“Hai giocato con la sua vita  e lo abbiamo perso”.

Non ho mai ricevuto lettere ma solo qualche biglietto d’ auguri di poche righe.

Mi torturo  l’ anima per avere ceduto.

L’angoscia  mi tormenta di continuo.

Immagino le situazioni più pericolose che possono capitare in città anche se voci  di chi lo ha  incrociato mi hanno portato  buone notizie.

Ma è poco, troppo poco per un figlio.

Manca la sua voce, il suo volto, il sorriso. Ma ho promesso e non voglio tradire la sua fiducia, nel profondo del mio cuore sono certo di rivederlo presto anche se mi pare tanto lontano quel momento.

In uno dei tanti pomeriggi di sole alla solita ora l’ autobus comparve all’ orizzonte e invece di continuare la corsa rallentò alla fermata piu’ vicina e nel frattempo sua moglie sporgendosi dalla finestra gli disse che qualcuno lo cercava al telefono.

E’ Un film?

E’ Un film?

Sembra il mese d’ Agosto con le giornate corte e le strade deserte.

Ma se cammini per le strade il silenzio è tombale, le lenzuola sventolano dai balconi,le finestre sono aperte qualcuno abita ,vive quelle case.

File di auto in ogni angolo di strada o di parcheggio, qualche passante solitario in compagnia del suo cane, tutto normale. Il sole splende e non e’ cosi’ freddo eppure non ci sono i bambini nel parco anzi i cancelli sono chiusi.

In cortile non ci sono le signore che si riuniscono nel tardo pomeriggio sotto i pini e neppure le partite di calcio con il pallone di spugna.

Gli abituali crocchi furtivi presso un certo pianerottolo sono improvvisamente scomparsi.

Irreale silenzio… niente traffico della mattina alla rotonda e neppure nelle ore di punta della sera, ho sbagliato paese?

Di fronte al supermercato in fila indiana,il deserto nel parcheggio…. Strani marziani all’ entrata in religioso silenzio e a distanza…..quante vetrine chiuse.

Niente caffè al bar né gita al centro commerciale ?Che succede?

Veloci e silenziosi… Cos’è ? Il mondo in quarantena …..sembra un film di fantascienza sulla fine del mondo.

 

FATTO BRUTTO

FATTO BRUTTO

Sciagurato

Di una particolare bellezza e con un dolcissimo accento straniero mi aveva colpito subito e anche se sono timido con le donne mi sono fatto avanti nel pub.
Lei era insieme ad un gruppo di amici ma mi mostrò subito il suo interesse.
Ero felice!Mi vedevo già sposato con lei,  davanti alla TV,a cena, insomma la donna perfetta.
Era il mio primo pensiero al mattino e l’ultimo prima di addormentarmi.
Appena potevo, correvo da lei oppure la chiamavo,le mandavo messaggi.
Lei?Carina ,sorridente, pareva stare bene con me anche se un pò troppo distratta dai messaggi sul telefono.Chissà,chissà da chi arrivavano…amiche o potenziali miei rivali?

Mi infastidiva e mi dava pensiero questo suo sguardo rivolto in direzioni diverse dalla mia e non perdevo occasione di farglielo notare.Una sera mi chiese una pausa per riflettere perchè mi sentiva geloso e oppressivo.
Accettai malvolentieri e passò qualche giorno di silenzio.
Stavo male,volevo vederla,sentirla, abbracciarla.Temevo di perderla,telefonai.
Mezz’ora dopo ero a casa sua davanti a lei.
Le chiesi perdono,la pregai di ripensarci , lei era tutto per me, il nostro futuro, il mio futuro.

Pareva incredula e imbarazzata.Mi chiese di andarmene, ero precipitoso,ci conoscevamo da così poco.

Tentai di abbracciarla ma si irrigidì e mi parve spaventata.

Continuavo ad implorarla però dopo lo squillo di un messaggio sul cellulare non riuscii più a fermarmi.

La scuotevo con violenza, le preghiere divennero insulti.

Era terrorizzata e piangeva.Io urlavo e le mani dalle sue spalle  si spostarono sul suo collo e iniziai a stringere,stringere mentre lei era impietrita.

Non la vedevo più davanti a me nè  sentivo la sua voce.

All’improvviso mi resi conto di quello che avevo fatto,fuggii.

Oggi mi sto ancora chiedendo come ho potuto, come sia  successo.

Era solo rabbia, solo l’impeto della rabbia.

Io non sono capace di compiere un gesto simile.

 

Fatto brutto

Fatto brutto

 

Sciagurata

Non ero più una ragazzina però avevo un certo fascino e non passavo inosservata,io mamma matura di figlia adolescente.
Ero apprezzata anche per il mio modo di lavorare in profumeria,la titolare era contenta di me.

Avevo molte amicizie maschili e femminili e nel poco tempo libero mi piacevva frequentarle.
Adoravo ballare e girare per locali dove ammetto, speravo di trovare un lui,quel lui.
Lo incontrai in un pub.Un italiano del Sud,un bel tipo mediterraneo con gli occhi nerissimi e profondi,simpatico,cordiale.
Volevo andarci piano, io straniera ero consapevole di quel che potevo far pensare…donna facile.
Ci siamo frequentati.Era premuroso,dolce però..però infastidito dalle amiche, dagli amici,voleva l’esclusiva..di già?
Si alterava se uscivamo in gruppo,se il telefono squillava erano sceneggiate.Pensai di allontanarmi,mi sentivo oppressa.
Una sera suonò il campanello.Era lui,mi chiese di entrare,pareva triste così acconsentii.
Ecco l’ennesima dichiarazione d’amore senza fine.Tentai di spiegare ma lo squillo del telefono lo fece infuriare.
Cominciò a pregarmi,a insultarmi allo stesso tempo.Si avvicinò al tavolo e prese il cellulare che ancora squillava e
lo lanciò per aria e urlando mi afferrò con violenza.Mi scuoteva,non potevo muovere le braccia.Piansi,lo implorai di calmarsi,
ci conoscevamo solo da un mese,non poteva andare avanti così.

Non sentiva ragioni, non ascoltò più e intanto le sue mani sul mio collo stringevano,stringevano,non ricordo altro.
Mi sono ritrovata qui e guardo tutto da lontano come al cinema.
Solo mi sono chiesta come fosse possibile, come ci fossi arrivata qui.
Per la forza dell’amore?Per un messaggio sul cellulare?

Ma non finisce qui…