Vanita’

Vanita’

Nessuno poteva resistere alle sue forme perfette, magnetiche e accattivanti per ogni sguardo che la incrociasse.Pareva risplendere come un piccolo sole,un faro nell’orto un pò secco di novembre.

I cavoli  verdi dall’invidia la osservavano stizziti dall’altra parte del giardino.Le piantine di lattughino la ammiravano dal basso sospirando un pochino e pure i pochi frutti dell’albero di cachi si dimostravano di tanto in tanto seccati da tale bellezza.

Solo rosmarino e salvia dal loro cantuccio riparato la guardavano con benevolenza perchè conoscevano già quale sarebbe stato il destino della bella incosapevole.

L’ignara tonda cucurbitacea dal canto suo non faceva che gongolare soddisfatta di sé sognando castelli,principi e godendosi le carezze ruvide che ogni mattina arrivavano puntuali da grosse mani callose.

In un pomeriggio freddo d’autunno il sole era appena sparito dietro l’orizzonte e lentamente diventava buio come tutte le sere.All’improvviso un rumore sordo scosse la quiete dell’orto seguito da altri suoni di diversa intensità.Foglie,rami, terra ogni elemento era in subbuglio. Le piante sentivano un oscuro pericolo avvicinarsi, ognuno cercò di difendersi e ripararsi dall’emergenza a suo modo: chi si irrigidiva, chi si piegava su sè stesso ma come fuggire?

Anche lei era atterrita e rimase in silenzio terrorizzata.Ad un tratto una fitta, un dolore, lancinante la dilaniava..e poi solo freddo.

L’indomani il sole ritrovò un campo di battaglia disseminato di feriti e  dolore.

Il lattughinino giaceva calpestato, distrutto, le radici per aria.Foglie di cavolo era sparse tutt’intorno e interi ortaggi si ritrovavano dalla parte opposta  alla loro sede abituale.

E lei?Mezza rotondità era rimasta attaccata alla pianta ma una  parte considerevole era finita in mille pezzi sparsi dappertutto, persino tra i rami del rosmarino.

Le ruvide mani dopo una lunga opera di soccorso e restauro generale salvarono il salvabile per cui piante divelte,foglie di lattughino, e i resti di sua rotondità finirono in un cestone.

Più tardi continuò la mattanza della poverina.Fu tagliata ,sminuzzata,bollita, tritata, impastata nei modi più inconsueti ed infine portata in trionfo a tavola tra i complimenti e gli  applausi alla cuoca, all’ortolana, e alla meraviglia nel piatto.

 

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