Orizzonti in movimento

L’orizzonte è la linea oltre il quale lo sguardo non arriva,il limite ultimo fino a dove si allunga l’occhio.

Esiste anche l’orizzonte del cuore,l’orizzonte della mente, dei  sogni e quello non si vede ma si intuisce o almeno di alcuni individui è lampante…forse.

Che puoi saperne tu dei miei orizzonti? Se si sono ristretti e avrebbero bisogno di ampliarsi oppure se sono più vasti di quello che supponi ? Se quello meschino fossi tu?Troppe affermazioni scontate, troppa saccenza e superficialità scaturisce dalle tue parole.Ho cambiato punto di vista; l’angolazione dei miei pensieri si è spostata in luoghi lontani dal tuo giudizio e dalla tua immaginazione.I nostri orizzonti non coincidono più da tempo e non sono sicura che si siano sfiorati in passato;l’avevo desiderato tanto che ero certa che fosse così ma temo di averlo solo sognato, capita……a me spesso.Non dirmi dove devo guardare, cosa devo cercare, io lo faccio già da sola e per me,non posso ,non posso certo farlo per te, e come? Non è giusto che io cambi i tuoi orizzonti e neppure che tu lo faccia con i miei.

Attenzione!!!!!Posso farti credere che sia riuscito a farmi pensare come te ,sognare come te  ma io non sono uguale a te.

Ciò che tu senti non è lo stesso che sento io.

Non sono una bambola che adagi dove ti può far comodo…tanto rimane lì,sembro ferma,come dici tu ma io sono talmente veloce che non hai modo di renderti conto che sono lontana,lontana da te.

Sono uno spirito libero …..anch’io!

 

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Indecifrabile

Una giornata di sole, forse era estate o forse primavera ….la via della nostra vecchia casa, una strada secondaria con uscita sui campi.Una via come tante ma affollata come poche, gente alle finestre a tutte le ore, un continuo via vai…per uscire al mattino, per tornare alla sera. Le signore curiose che si sporgevano dai davanzali per controllare da lontano cosa contenessero le borse della spesa o qualunque altro oggetto spuntasse dal baule di un’auto.

Secondo me era sabato, al mattino….tu non eri mai a casa  durante la settimana ma cosa facevi lì? Di cosa volevi  avvertirmi?Che sta per succedere?

Emblematico con il tuo abituale sorriso beffardo, lo sguardo penetrante che  pochissimi esseri viventi riuscivano a sostenere ..tranne me anche se era opportuno che non lo facessi abitualmente. Eri tu…con il tuo stile inconfondibile, i pantaloni bianchi per te l’estremo confine tra l’eleganza e il casual.

Io stavo solo rovistando insieme alla mia amica  in uno scatolone pieno di cose che stava lì sulla strada…oggetti di poco conto…cosa significavano per te?

Quando compari c’è sempre un motivo preciso ma non lo conosco.

Mi chiedo quale fosse il messaggio che volevi comunicare…non riesco a decifrarlo, non riesco ad interpretarlo.

PARALLELAMENTE

Due rette  sono parallalele se prolungate all’infinito non si incontrano mai…anche se vanno nella stessa direzione.

Noi siamo rette parallele, vite parallele anche opposte ma non ci incontriamo mai,mai.

Non c’era bisogno della geometria per capirlo però è una conferma,inutile.

Eppure anche i binari del treno sono paralleli e viaggiano all’infinito  e non si incontrano mai ma stanno sempre insieme.

Per noi non è così, c’è spazio, un ostacolo invisibile  forse un muro tra noi.

Un muro che non si vede ma c’è sempre , c’è sempre ma non si può menzionare.

Dove andiamo? No, non c’è una meta comune ma ognuno persegue i propri  personali traguardi e non è come i binari che arrivano nello stesso posto e  insieme ripartono.

Io  qua e tu là oppure al contraio e all’infinito……

Memorie

 

IN MEMORIA.
Locvizza il 30 settembre 1916.

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un cè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse 

Giuseppe Ungaretti da ‘L’Allegria’

Chi non ricorda questa poesia così legata ai banchi di scuola, agli esami di maturità? Eppure risentedola mi è sembrata in alcune sue parti tanto attuale, tanto vicina alla nostra quotidianità.

Poesia per sradicati …per  chi è costretto ad allontanarsi dal luogo di origine a causa della  guerra, della povertà, di calamità naturali.   Migliaia di persone oggi vivono questo dramma  che spesso ha un epilogo drammatico  nell’oblio e nell’indifferenza, nell’odio. Lasciano la propria terra, la famiglia , le  abitudini per cercare un pò di sicurezza, di pace, di libertà per se stessi e per i propri figli, un futuro migliore e invece spesso trovano muri e filo spinato o il fondo del mare.

Sono  parole  di un  migrante verso un altro  migrante, parole di comprensione e gesti di fratellanza,di rispetto, di solidarietà e amicizia  verso chi ha visto infranti i propri sogni in terra straniera o anche nel proprio paese perché dimenticato e non capito,non adatto al vivere della comunità.

Parole che si sentono sempre più raramente ma  hanno ancora valore.

Buio improvviso

Oggi il cielo è limpido come se fosse Primavera,solo il giallo e il rosso delle foglie sugli alberi tradiscono l’ illusione regalata dal sole caldo ma tu non vedrai più tutto questo né sentirai l’ aria pungente di Novembre e le tue bambine non vedranno il tuo volto alla sera né tu il loro sorriso.

Un vuoto impossibile da colmare, un dolore senza conforto.

Non si  può  descrivere oltre ..

 

La buona pianta

A metà settembre si sono tenuti a Milano alcuni concerti e spettacoli sul mondo vegetale diventato ormai uno  sconosciuto per gli uomini di questo secolo. Gli eventi si sono svolti in tre giornate in cui si alternavano,artisti, giornalisti  e scienziati e altri personaggi noti che hanno provato a raccontare le piante.

Tra questi ho  assistito  allo spettacolo “Botanica” un progetto musicale ideato da Deproducers e lo scienziato Stefano Mancuso.

Una lezione affascinante per spiegare le piante; qual’è il loro ruolo sul pianeta, l’importanza che hanno per la vita,il loro modo di percepire,comunicare, la loro organizzazione ‘sociale’.Il tutto raccontato anzi  recitato con la musica dei Deproducers e una infinita serie di immagini esplicative dei concetti che venivano via via descritti dalle parole.Lo spettatore  era  letteralmente immerso attraverso udito e vista in mondo complesso e del tutto sconosciuto.

Si sono viste le piante mentre  cercavano  la luce,evitavano gli ostacoli nel terreno,si arrampicavano su i sostegni senza invadere lo spazio delle vicine, rispettandosi tra loro. Le piante non hanno un’organizzazione centrista ma le singole parti sono indipendenti tra loro e questo permette ad una pianta di sopravvivere se ne deteriora una parte. Inoltre le piante sono tra i pochissimi esseri in grado di  vivere milioni di anni naturalmente se ci sono le condizioni da qui la necessità di averne cura e l’esigenza di costruire una cultura delle piante per salvaguardarle a vantaggio del pianeta.

Tutto questo è stato raccontato dallo scienziato Stefano Mancuso che  insegna all’Università di Firenze ed è  direttore del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) autore di numerose opere sulle piante tra cui “Verde Brillante”anche sul web si trovano numerose le sue lezioni sulle piante.

Vale la pena curiosare….

 

 

Passato Perduto

Per quell’estate aveva deciso di trascorrere un pò di tempo con la famiglia nella vecchia casa dei nonni,al paese, poi sarebbero partiti per il mare.Ci ritornava raramente da quando non ci abitava più nessuno e si tratteneva per poco tempo…ormai era diventata una seconda casa, un lusso, un bene non indispensabile ma non aveva mai avuto il coraggio di venderla.Con che cuore  vendere il passato dei genitori, il ricordo delle sue vacanze da bambina, il luogo dove affondavano le radici di almeno tre generazioni?Entrare dalla porta della casa nel vicolo al n. 8  era  sempre stato un tuffo in un’altra dimensione:la grande cucina con il camino e la parete con i piatti appesi,la sala  da pranzo dove c’erano la televisione e la cristalliera da guardare solo da lontano;i soprammobili decisamente retrò e una quantità industriale di oggetti curiosi,ancora il salotto con le poltrone di finta-pelle color mattone accostate alla scrivania  di noce in stile anni ’30, unico pezzo superstite dell’arredamento originario.

C’erano dei progetti su quella casa…per esempio  ridipingere le pareti con colori più allegri e spostare qualche mobile e mettere delle tende colorate per cambiare l’atmosfera un pò severa e malinconica che ormai   regnava tra quelle mura.

L’anno successivo sarebbe  ritornata armata di tutto  l’occorrente e con queste ferme intenzioni ripartì  per il mare con la  famigliola.

In una mattina   qualunque  della sua vacanza  a  colazione all’improvviso  la radio   diede la notizia “terremoto” …lì proprio  al paese dei nonni!Nessuno dei parenti rispose alle sue telefonate così decise di tornare.

Dopo un viaggio interminabile tra mille deviazioni raggiunse la meta, arrivò nei punti dove erano allestiti i soccorsi e riuscì finalmente ad incontrare alcuni pareti ancora atterriti dall’evento ma salvi.In parte sollevata dal rivedere  visi familiari si diresse nonostante i divieti verso il vicolo,verso la casa!

Appena era rimasta traccia della strada principale poi lì dietro il muro della bottega dove le case erano tutte appiccicate al posto delle finestre con i vasi di basilico sui davanzali trovò solo muri squarciati, pareti divelte e polvere.Facendo zig-zag tra le macerie cercò il n. 8 ma si fermò un paio di ingressi più avanti perchè di quella casa che lei stava cercando ne era rimasto in piedi solo il muro della facciata.In pochi minuti era scomparsa l’intera storia  di una famiglia e lei ne era rimasta l’unica custode, l’unica che avrebbe ricordato la quotidianità di un passato sparito per sempre.

Rimase ancora al paese ad aiutare chi voleva ricominciare, sapeva che la vecchia casa non sarebbe stata più ricostruita, le era rimasta solo una tazzina sbeccata che aveva trovato tra le macerie.