ORO VERDE

ORO VERDE

Mrs Burridge sta mettendo sottaceto i pomodori verdi. Ne ha fatti entrare dodici chili nei vasetti e ne avanzano ancora un po’ e poi ha finito. Al negozio le dicono che c’è uno sciopero nell’azienda che li coltiva. Lei non ne sa nulla, ma non si trovano da nessuna parte, e anche prima di questa notizia stavano al doppio dell’anno scorso; si considera fortunata ad averne ancora un po’ in cantina. Ha un sacco di pomodori verdi perché la sera prima ha sentito alle previsioni del tempo che ci sarebbe stata un’ondata di gelo, e così si è messa il parka e i guanti da lavoro e nel buio pesto, con la lanterna nell’orto, ha raccolto tutti quelli che riusciva a vedere, più di tre staia. Riesce a sollevare da sola le ceste piene, ma ha chiesto a Frank di portargliele dentro; lui mugugna, ma gli piace quando lei gli chiede qualcosa. Al mattino il notiziario ha detto che gli agricoltori sono stati duramente colpiti e la cosa avrebbe fatto schizzare i prezzi alle stelle; non che gli agricoltori ci avrebbero guadagnato qualcosa, lo sanno tutti che sono i negozi a farci i soldi.

(Incipit di Margaret Atwood)

Era stata una grande idea raccogliere i pomodori per sottrarli alla gelata notturna che già stava coprendo l’orto. Si sentiva furba e matta allo stesso tempo…più furba del freddo, più veloce, chi mai poteva avere un’idea migliore?Era un tipo molto pratico non come le sue vicine..che aspettavano sempre il marito per prendere iniziative utili per la sopravvivenza infondo chi meglio di lei conosceva le esigenze della cucina e i prezzi della verdura?

Bisognava anche ammettere che non capitava spesso di raccogliere pomodori di notte, al freddo con la lanterna …se l’avessero vista dalla strada?L’avrebbero scambiata per un fantasma o per una ladro.Eppure non aveva sentito alcun rumore, nè alcun grido e neppure aveva visto passanti…a dire il vero non se ne era curata. Si era occupata solo della importantissima raccolta.

Semplici pomodori con i tempi che corrono erano diventati oro, oro verde e magari chissà poteva venderli..qualunque prezzo avesse chiesto glielo avrebbero pagato!Che importava?!

Veramente aveva fatto tutto questo lavoro per vendere? Raccogliere al buio e al freddo, cercare i vasetti, lavarli,preparare i pomodori, riempire i vasi…no, pensandoci lo aveva fatto per se stessa, per poterli utlizzare senza spedere un patrimonio per una cena.

Nessuna vendita erano suoi e basta.

Scendeva spesso in cantina per ammirare lo scaffale dove splendeva il suo tesoro ben stipato e ordinato e questo le dava un senso di grande soddisfazione e appagamento che raramente aveva provato in vita sua.

Uscendo di casa si respirava la tensione che aleggiava per il paese.. i negozi avevano le serrande abbassate a metà per evitare assalti, si poteva entrare solo bussando.

Lei pareva guardare dalla finestra un panorama lontano e caotico.Si sentiva traquilla e in pace con se stessa, tanto da zittire i pochi clienti dichiarado dal panettiere “Io ho le risorse per far fronte alla situazione anche se dovesse durare a lungo.”

Nelle settimane successive le giornate sembravano identiche, di tanto in tanto di notte, ombre furtive si aggiravano intorno alla casa ma nulla mancava nell’orto e neppure vi erano tracce d’intrusi però Mrs Burridge decise di far aggiustare la serratura della porta della cantina perchè vecchia e sgangherata.

Un’amica aveva chiamato in un freddo pomeriggio.Sua sorella era a letto ammalata da giorni e la situazione non pareva migliorare. Non amava la città e soprattutto d’inverno, grigia, sporca e affollata .Rimanere tutta la giornata richiusa in appartamento?Una sofferenza..del resto come convivere con la preoccupazione e il dubbio?Il tempo di preparare un bagaglio leggero e assicurarsi che le finiestre e le porte della casa fossero ben chiuse e saltò sul primo treno utile.

In due settimane conosceva già tutti i negozi di alimentari del quartiere perchè per allungare i pochi momenti fuori casa aveva fatto la spesa dovunque. Ormai la sorella era in grado di badare nuovamente a se stessa per cui la nostra Mrs decise di rientrare al paesello.

Finalmente gli alberi, la campagna e l’aria trasparente nonostante la foschia del tardo pomeriggio e infine l’amata e rimpianta casa, piccolo rifugio dalla curiosità e dalle noie mondane.L’orto intatto, solo un pò d’erbaccia ma se ne sarebbe occupata al momento giusto.Spalancò le finestre e mentre si preparava un thè bollente da gustare sul proprio divano. Scassato scese in cantina a far visita alle piccole creature custodite nello scaffale.

Accese la luce e trovò il deserto nella dispensa…niente vasi, solo qualche coccio di vetro per terra..e qualche pomodoro schiacciato e una scia appiccicosa che conduceva alla porta della cantina ancora ben chiusa.

Fece il giro della casa alla ricerca di tracce, bussò ai vicini ma nessuno avea sentito rumori o avvistato qualcuno di sospetto..solo impronte di stivali che si fermavano alla cinta vicino alla strada…erano venuti, si erano presi il suo tesoro, il frutto delle sue fatiche.Era stata pugnalata in un momento di debolezza quando era lontana.

Stava male sul suo divano, nel suo rifugio profanato.

Era troppo per lei….non disfo’ la valigia e il giorno dopo ripartì per città.